Intervista

MotoGP. Pirro: “Che gusto vedere Lorenzo vincere con la Ducati”

Il pilota/collaudatore della Casa di Borgo Panigale parla di come sarebbe il campionato se partisse domani, di Márquez, di Dovizioso e, naturalmente, di Jorge, con il quale c’è grande stima reciproca: “E’ andato alla Honda convinto di poter battere Marc”
di Giovanni Zamagni

Test e gare MotoGP, CIV, prove di vario genere: Michele Pirro, pilota/collaudatore Ducati, ha poco tempo libero. O meglio: aveva poco tempo libero: adesso, come tutti, è chiuso in casa, a Cesena.
“Sì, sono a casa, cerco di fare lavori mai fatti prima a primavera, quando solitamente sono sempre impegnato con la Ducati. Stavolta è diverso: sto sistemando il gazebo, chissà quando lo finirò. Ma temo che avremo tempo… Qui, per il momento, non c’è emergenza negli ospedali, ma bisogna stare in casa”.

Michele è di San Giovanni Rotondo: com’è la situazione in Puglia?
“A San Giovanni c’è un ospedale molto buono. Anche lì è tutto chiuso: i miei genitori hanno un negozio di alimentari, loro lavorano, ma il resto è come qui”.

Puoi allenarti?
“Fino a settimana scorsa potevamo uscire in bici, credo che però con l’ultimo decreto non si possa più fare nemmeno quello. In casa ho una piccola palestra, mi alleno lì”.

Proviamo a parlare di moto, anche se è complicato. Che idea ti eri fatto dopo i test?
“La grande differenza rispetto al passato è la gomma Michelin. Alla Ducati ha creato dei problemi in Malesia, ma poi sia Dovi sia Petrux hanno trovato una buona soluzione. Effettivamente sembra che i quattro cilindri in linea abbiano sofferto meno questo cambio, ma alla fine ci siamo avvicinati”.

E la Honda come l’hai vista?
“Sembrava in difficoltà, anche perché Marquez non era al meglio fisicamente. Cadeva senza spingere e questo è problematico per un pilota. Poi, però, in Qatar con la versione che loro hanno chiamato “ibrida” (la moto 2020 con la carenatura 2019, NDA) sono tornati veloci: credo che se si fosse corso il GP in Qatar, alla fine Marc sarebbe stato davanti”.
 

E la Ducati?
“E’ difficile fare previsioni, perché scopri il comportamento della nuova gomma solo in gara: può essere molto differente. Ma io credo che saremmo stati competivi, come lo siamo stati negli ultimi anni (Dovizioso ha vinto sia nel 2018 sia nel 2019, NDA)”.

Ma se il campionato dovesse partire domani, chi sarebbero i favoriti?
“Io credo che ci sarebbe equilibrio, con l’unica incognita, come detto, delle gomme. Marquez rimane sempre il favorito, quello che riesce a fare la differenza in più circuiti”.

La Honda, però, la guida solo lui.
“Sì, e per me è una soddisfazione: io e la Ducati lavoriamo perché la nostra moto possa essere sfruttata da più piloti. Per me, quello che ha fatto Lorenzo con la DesmosediciGP -  e che non è riuscito a ripetere con la Honda - è motivo di grande orgoglio”.

Tra di voi c’è grande affetto: mi ha colpito il rapporto che Jorge ha con te.
“Anche nel periodo più critico con la Ducati, quando ormai tutti avevano gettato la spugna, io ero uno dei pochi che continuava a credere in lui. Dovi, che ha fatto grandissime cose con la DesmosediciGP, è un grande staccatore, mentre io sono uno che fa scorrere di più la moto in curva. Ecco, per questo ero convinto che Lorenzo potesse fare bene, anche quando tutti dicevano che non si sarebbe mai adattato alla Ducati. Invece ce l’ha fatta: per me è stata una grande soddisfazione”.

 

Lorenzo è stato positivo per la Ducati?
“Per me sì, molto positivo. Ha portato tanto alla Ducati, se siamo arrivati a certi livelli è anche merito suo”.

Ma perché con la Honda non è riuscito a ripetersi?
“Lui è andato lì molto motivato e convinto di poter battere Márquez: dopo aver vinto con la Ducati si sentiva fortissimo. Ma quella è una moto molto difficile: Jorge ha bisogno di sentire l’avantreno, e con la Honda non si è mai sentito sicuro. In più lui è un pilota che psicologicamente subisce molto le cadute”.

E con la Yamaha cosa potrà fare?
“Credo che la M1 ti permetta di arrivare con relativa facilità a un certo livello. Nella MotoGP di oggi, però, non basta essere efficaci per qualche giro, bisogna prendere il ritmo, essere abituati a essere costantemente veloci: me ne accorgo anche sulla mia pelle. Non è facile confrontarsi saltuariamente con piloti così veloci: anche Lorenzo potrebbe avere lo stesso problema”.

Teoricamente il campionato inizierà a Jerez (secondo me, è un’opinione personale, non si partirà prima di giugno. Se si partirà…), pista ostica per la Ducati...
“Bisognerà convincere il Dovi di essere in Qatar… E’ anche una questione psicologica: Jerez non piace ad Andrea”.

Tu, teoricamente, quali gare disputerai?
“Le solite tre: Mugello, Misano e Valencia. Anche se a Valencia si correrà con la neve…”.

Su Moto.it faremo una serie di sondaggi sul passato. Uno riguarderà Rossi e Biaggi: secondo te è stata più clamorosa la vittoria di Valentino a Welkom al debutto con la Yamaha nel 2004, o quella di Max a Suzuka alla prima gara in 500 nel 1998?
“Credo siano due grandi imprese, di due piloti che hanno dato tanto al motociclismo. Ma differenti: la 500, mi dicono, era una bestia e quindi il successo di Biaggi è stato una sorpresa. Per quanto riguarda Rossi, credo che nessuno si aspettasse che lui ce la facesse, ma lui ne era convinto. E quando lui è convinto di una cosa, diventa imbattibile”.

Grazie Michele, in bocca al lupo!
“Un saluto a tutti gli appassionati di Moto.it. E mi raccomando: state in casa”.

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