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Intervista

Test MotoGP a Sepang, Valentino Rossi: "Sono sempre padrone del mio destino"

Valentino dice la sua dopo gli annunci di settimana scorsa: “Voglio continuare, ma solo se sarò competitivo: lo stress è tanto, per andare avanti ci vogliono motivazioni che solo i risultati ti possono dare. Yamaha ha fatto le mosse giuste, non mi ha mancato di rispetto”
di Giovanni Zamagni

SEPANG - Lo dice e lo ridice: “L’obiettivo è continuare anche nel 2021, ma tutto dipende dai risultati”. Valentino Rossi ribadisce un concetto già espresso più volte, ma è il primo a sapere che come nel 2019 non si possa andare avanti. Nella prima occasione ufficiale dopo gli annunci - logici, ma per certi versi clamorosi - fatti settimana scorsa dalla Yamaha, Rossi affronta tutti gli argomenti con la solita onestà e lucidità, spiegando bene come è andata la trattativa con la Casa giapponese.

“Quando mi è stato chiesto cosa volessi fare, ho capito subito che sarebbe stata una decisione difficile, sapevo che aspettare avrebbe avuto delle conseguenze. E così è stato: la prima conseguenza è che, se andrò avanti, non sarò più nella squadra ufficiale. In ogni sport, per stare ai vertici, devi avere un sacco di motivazioni, lavorare duro tutti i giorni: i risultati sono l’aspetto più importante per andare avanti, specie alla mia età. Il mio primo obiettivo è continuare anche nel 2021, e per farlo ho chiesto eventualmente a Yamaha una moto ufficiale. Petronas è una grande squadra, di alto livello: non cambia più di tanto”.

Ma nel team Petronas, eventualmente, ti porteresti la tua squadra nei prossimi due anni?
“Intanto specifico che, d’ora in avanti, tratterò l’eventuale rinnovo solo per un anno. Per quanto riguarda la squadra non lo so, sono decisioni da prendere assieme al team, ma è troppo presto per parlare di queste cose. L’aspetto prioritario è che Yamaha è contenta di continuare con me e di darmi il massimo supporto”.

Come valuti la scelta di Quartararò?
“E’ stata la decisione giusta, che nel 2019 ha impressionato: tutti sapevano che sarebbe potuto essere competitivo, ma non così tanto. E’ molto giovane e molto bravo: Yamaha ha fatto la scelta giusta”.

Si potrebbe obiettare, però, che nel 2019 non ha vinto nemmeno un GP…
“E’ vero, ma ci sono delle motivazioni: nel 2019, Márquez e la Honda erano a un altro livello, ecco perché Fabio non ha vinto. Ma ci è andato più volte vicino”.

Come giudichi Lorenzo come collaudatore?
“Credo sia perfetto per Yamaha, ho spinto un sacco con Jarvis e i giapponesi perché facessero questa scelta intelligente. Sapevo che gli sarebbe bastato un giorno sulla M1 per tornare competitivo: per noi è importante avere un vero test team e un pilota veloce come noi”.

Nella decisione incide il pensiero per il rischio, per la fatica che si fa?
“Sì, ma sono soprattutto i risultati che fanno la differenza. Nella seconda parte del 2019 ho fatto un paio di buone gare, ma in generale ho sofferto troppo. Non sono più giovane, diventa faticoso: ultimamente la MotoGP è sempre più dura, ci si ferma praticamente solo per un mese, si lavora continuamente. Ci vogliono le motivazioni che arrivano dai risultati, ma se i risultati sono inferiori alle aspettative diventa difficile continuare. Io non voglio continuare così: ecco perché non ho firmato subito”.

Potresti continuare con un’altra moto?
“No, per me è fondamentale continuare con la M1. E il team Petronas rappresenta la soluzione migliore”.

Potrebbe esserci un team VR46?
“Sarebbe bellissimo, ma non abbiamo i soldi per farlo. Petronas ha già il team, lavorano molto bene, non hanno bisogno della VR46”.

Quando prenderai la decisione?
“A metà stagione, probabilmente durante la pausa estiva. Non sarà una decisione da un giorno all’altro, ma meditata”.

Sei sorpreso dal comportamento della Yamaha?
“No. Gia a ottobre, dopo il GP della Thailandia, c’erano stati dei segnali: le prestazioni di Quartararò (in quel GP si giocò la vittoria con Márquez fino all’ultima curva, NDA) hanno cambiato la situazione”.

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Ma se tu avessi detto sì alla Yamaha, continuo, cosa sarebbe successo?
“Ah, questo bisogna chiederlo a loro… Ma non potevo dire sì, soprattutto per me stesso, non posso continuare come nel 2019. Inoltre, so che materiale abbiamo noi e quale hanno loro, cambia veramente poco. Viñales e Quartararò non sarebbero rimasti con il team satellite, mentre per me non è tanto diverso, come conferma la storia del team satellite Yamaha: ha sempre fatto molto bene”.

Credi che la Yamaha ti abbia mancato di rispetto?
“No. E’ stata una mossa logica, i risultati hanno fatto la differenza e Yamaha ha dovuto prendere una decisione. Nessuna mancanza di rispetto: sono sempre padrone del mio destino e del mio futuro. Piuttosto, credo non sia giusto firmare con i piloti ancora prima che inizi la stagione”.

Si può ipotizzare un team Petronas Rossi/Lorenzo?
“Sarebbe bello rifare un team con Jorge dopo tanto tempo, ma io preferirei Morbidelli: è giovane e va forte. Credo che quel posto se lo meriti più lui di mio fratello (Luca Marini, NDA) o di Lorenzo”.

Cosa significa venire alle gare?
“E’ uno stress per tutti, se ti chiami Rossi ancora di più: hai rotture infinite da giovedì mattina a domenica sera. L’unica cosa che mi dà gusto è andare in moto…”.

Quindi potresti smettere anche se andassi forte?
“Sì, anche se la MotoGP mi mancherebbe moltissimo. Vorrei continuare, ma se vado piano, le “beghe”, gli aspetti negativi superano quelli positivi".

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