Mondiale Enduro

Mondiale EnduroGP-19. Gran Premio Acerbis d’Italia… Leggendario

Salvini, Freeman, Oldrati, Verona, Spanu. Eroi di Rovetta e fenomeni… naturali dell’Enduro vero. Ma il venerdì abbiamo visto scendere in campo 30 anni di Leggenda del Mondiale EnduroGP. Clamore, passione, riflessioni!
di Piero Batini

Rovetta, Giugno 2019. Il Mondiale è qui! Per sempre. Non me lo credevo. Da diversi punti di vista. Mi sono ricreduto e continuo a farlo. Rovetta “Special” è stato anche questo che vi dico adesso.

Quando Alain Blanchard ci ha detto che stava organizzando una Corsa della Leggenda a Rovetta, per festeggiare degnamente i 30 anni di Mondiale EnduroGP con la partecipazione dei suoi Eroi storici, sono rimasto tiepido. Quasi indifferente. Per prima cosa ho pensato che sarebbero venuti in pochi. Poi che sarebbe stato difficile digerire il passare del tempo contro il cronometro. Infine, soprattutto e di più, temevo una sorta di trasfigurazione dei Miti. Avevo paura di dover assistere a una passerella di dejà vu che neanche lontanamente potessero ricordare i rispettivi “originali” di un tempo. Diciamo che avevo quasi smesso di pensarci, non fosse che Daniele Madrigali, chiamato dai Blanchard padre e figlio a dirigere le operazioni di “reclutamento”, logistiche e sul campo (con la consulenza di Valter Giupponi), mi aggiornava sul progresso dell’operazione con frequenza, ed entusiasmo, costanti, incalzanti. Stai a vedere che…

Da quel contesto di marcia di avvicinamento si passa direttamente al Venerdì pomeriggio di Rovetta. Anzi, di Clusone nell’anfiteatro, nell’arena del Motor Party. Succede un fatto che accende la miccia di una carica inaudita di passione, fino a quel momento trattenuta a stento dentro il petto di migliaia di appassionati.

È il Super Test del Mondiale, del Gran Premio Acerbis d’Italia. Siamo oltre metà degli scontri testa a testa quando si allinea al via Antoine Meo. Vado giù di getto, e vi dico che non ricordo nemmeno più contro chi se la giocava il Fuoriclasse francese. Meo ha scelto Rovetta per rimettersi in gioco dopo quattro anni di assenza, direi di astinenza, e il solo fatto di essere al “cancelletto” scatena un entusiasmo globale, da intenditori, contagioso. È ovazione quando Antonio stacca il tempone e surclassa il malcapitato di turno, e tutti quelli partiti prima di lui, e crescente delirio man mano che passano gli altri e nessuno riesce a battere il suo record.  A fine Super Test, quando mette in archivio la stupefacente vittoria del ritorno, Meo ha già arroventato gli animi per la serata memorabile che si sta avvicinando. Meo è Leggenda, ma dopo di lui…

Scendono in campo le Leggende. EnduroGP 30 Anniversary Legends Race, nome troppo lungo per descrivere un lampo, un boom.

Uno dopo l’altro sfilano e entrano nel fettucciato. Didier Tirard, Giorgio Grasso, Alessio Paoli, Fausto Scovolo, GianMarco Rossi, Joan “Nani” Roma, Alessandro Botturi, Cyril Esquirol, Joakim Johansson, Anders Eriksson, Paul Edmondson, Mario Rinaldi, Gionni Fossati, Jarno Boano, Angelo Signorelli, Matteo Rubin, Chicco Muraglia, Ivan Cervantes, Alfons Hoevers, Tullio Pellegrinelli, Giuseppe Gallino.

Provate a immaginare l’effetto Legends sulla folla già inferocita dall’inferno di Meo! Sorteggio, ripescaggio, ottavi, quarti, semifinali e finale. La regola è la più semplice, o dell’eliminazione diretta per il passaggio del turno. Il Pubblico smette anche di bere birra e spritz, e i tendoni dei casoncelli vanno deserti. Si sorseggia a malapena per schiarirsi la voce e alimentare il boato che accompagna le Leggende al via, in cima alla salita impossibile, al traguardo.

Ai quarti vanno Gallino e Paoli, Eriksson e Boano, Rubin e Cervantes, Esquirol e Pellegrinelli. Eliminare due Giganti come Ericsson e Rinaldi è stata durissima, Roma è stato sfortunato, Signorelli ha ceduto d’un soffio. Un fatto è evidente: non c’è una mezza calzetta, un imporrito, un vecchietto di fatto. La grinta passi, quella è difficile da cancellare, fa parte del carattere, e così il talento. Sui due giri, almeno, è sbalorditiva la forma fisica, addirittura straripante nella maggior parte dei casi. Brutte figure, o meno che belle, zero! Stili diversi, segnalibro di diverse epoche tecniche, questo sì.

È come rileggere l’antologia del Mondiale in una versione rilegata, lussuosa, “limited”. Campioni che hanno seminato il terrore nelle praterie del Mondiale e che oggi… fanno paura! Ce lo potremmo aspettare da Cervantes, in forma olimpica, ma non da Boano che manda in scena un corredo di talento e grinta incredibile. Per poco, pochissimo non succede che Jarno non si vendica degli oltre trenta Titoli patiti per il suo ingiustamente mancato. Jarno Boano è una furia, potrebbe correre e battere i suoi Piloti. I tempi sono solo ufficiosi e vagamente confrontabili, dal tracciato è stata tolta la sezione dei tronchi, ma altamente attendibili. Incredibili. Vince Cervantes, e anche Boano all’applausometro.

Sono gli Incredibili, le Leggende del Mondiale di Enduro. Insieme, nell’Arena di Clusone del Gran Premio di Rovetta e contando anche il “cross over” Meo, i Campioni sommano ben oltre 30 Titoli, e teniamo fuori dal difficile conto le Sei Giorni, l’Europeo, gli altri allori di pari valore ottenuti in discipline, tornei e circuiti diversi. Parliamo solo la lingua del Mondiale di Enduro al giro di boa dei 30 anni. Per motivi diversi, per lo più indipendenti dalla volontà e legati a altri impegni presi, qualcuno mancava, sì. Peterhansel in forse fino all’ultimo, ci teneva, Kari Tiainen e Juha Salminen, due finlandesi parchi nei consumi che sommano la cifra stratosferica di 20 Titoli, Aro, Silvan o Merriman, Giovanni Sala.

Eh no, impegnato fino all’ultimo minuto altrove, Gio’ non poteva mancare e si è presentato alla sera. In tempo per la celebrazione sull’incredibile terrazza affacciata sul Lago d’Iseo e la corona delle Valli circostanti, Bossico. E il contatore dei Titoli è schizzato oltre il limitatore.

Discorsi, anche un po’ di commozione sana, poi Mr. Franco ha consegnato a tutti la “mise” da calciatori, dedicata alle Leggende e realizzata per l’occasione. Foto alla Formazione, Presidenti, Mister, Sponsor, Comitato Tecnico e i Fuoriclasse senza tempo. Foto storica. Un’altra.

La riflessione. L’Evento ha infiammato il Pubblico del Mondiale, e ha offerto uno spaccato della Storia incredibilmente attuale e autentico. Di più, l’Evento di ABC Communication, che va al di là del “lavoro” del Promoter, ha effettivamente riunito, concretamente, Campioni ormai distanti non solo geograficamente. La Storia li univa, e la Rievocazione li ha riuniti, con tale effetto che il “gruppo” social inaugurato da Mister Madrigali Allegri è rimasto spontaneamente aperto. La Storia continua riattivando il vecchio legame agonistico, e diventa propositiva. Si scopre che le Leggende hanno ancora tanta voglia di Moto, di Natura, di Fuoristrada, e chiamano a gran voce una riedizione della Corsa delle Leggende.

L’Evento è e resta vivo, ma credo sia importante rilevarne e sottolinearne l’incredibile forza di unicità. C’era già stato qualcosa di simile, a Mende molti anni fa. Non aveva avuto la stessa forza. Forse l’aria della Valli Bergamasche, forse il momento giusto dell’idea dei Blanchard, l’organizzazione plus del MC Bergamo e l’estro di Madrigali, forse alte componenti che sono nell’anima degli Enduristi. Sta di fatto che Rovetta 2019 passa alla Storia anche per questa edizione straordinaria del… fuori dall’ordinario, e ci ricorda che, di fronte ad Eventi che hanno il potenziale per essere unici, bisogna avere sempre la massima cura per il massimo risultato.

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